sulla sobrietà

Rocca di Pace 7-8-9 settembre 2007
ABBONDANZA E SOBRIETA': QUALE LA VIA?

LABORATORIO n. 2
Abbondanza o sobrietà: questo è il problema!
Laboratorio poetico-filosofico con Josè Bosco

‭"Se vuoi far ricco un uomo, non aggiungere a quello che ha, ma togli a quel che desidera. Insomma, liberalo dal superfluo: sia esteriormente che interiormente" (Epicuro). Felicità e sobrietà sono le uniche mete di un autentico filosofare.

Se avete qualche dubbio sulla via da scegliere - abbondanza o sobrietà - ripetetevi a mo' di mantra o preghiera e per almeno mezz'ora al giorno questo agghiacciante dato: su 6 miliardi di individui che popolano questo mondo sono appena 800 milioni coloro che divorano le intere risorse della terra: Madre, sottolineo, di ogni creatura e risorse che hanno un ben preciso limite - e tutto ciò avviene, inoltre, nella quasi totale noncuranza, come se si trattasse di un fenomeno naturale e ineluttabile.
Ma se anche dopo aver recitato a lungo, per mesi e mesi, una così terribile e infangante (tutti, nessuno escluso) verità i vostri dubbi dovessero rimanere immutati, divenite almeno consapevoli della stolta e crudele indifferenza che ci abita.
E pensare che non fanno che strombazzarci dovunque frottole come: della democrazia planetaria! del benessere per tutti! del progresso inarrestabile e globale! - o vantarsi delle libertà raggiunte e della definitiva abolizione della schiavitù; quando invece quaggiù, in questo piccolo inferno, non vi è nulla che non sia in qualche modo comprabile o corruttibile, mutabile o addomesticabile: l'anima per prima - sempre ammesso che qualcuno l'ascolti ancora.

(da una e-mail di James Godhot)

 


Più uccidiamo - e non mi riferisco solo agli uomini ma anche agli animali alle piante all'aria alla luce all'acqua al silenzio...all'anima! - e più siamo e saremo miseramente uccisi.
Più degradiamo, e più siamo e saremo intimamente degradati.
Questo è un risultato: l'abbiamo sotto gli occhi e proviene dal nostro cuore ingordo e infelice.
Vi è stato un momento, nella mia vita, che ho avuto terrore e tremore di appartenere alla specie umana, a questa razza infame e senza scrupoli che crea valori nobili solo per infangarli, e che è superba e bugiarda fino al nascondimento: mascherandosi dietro ai Nomi più Alti!
E c'è stato anche un tempo - se ben ricordate - in cui un uomo esclamò: "Perdona loro, Padre (ossia Terra, Universo, Infinito), perché non sanno quello che fanno.".
Però quell'uomo, e come lui innumerevoli altri, sono stati brutalmente assassinati oppure, secondo i casi, violentemente o subdolamente azzittiti.
E quel perverso gioco dura tutt'oggi - per non dire che si è esteso a macchia d'olio e con mezzi ben più sofisticati - e, se noi non muteremo nel Profondo, durerà fino alla nostra autodistruzione.
L'uomo insomma non sopporta quell'uomo che, prendendo coscienza del suo fango, da quello stesso fango, con caparbia e umile pazienza, lucidamente e docilmente ri-Nasce.


Per me gli animali e le piante sono, non meno dei fanciulli non ancora addomesticati, delle rappresentazioni celesti.
Ossia creature totalmente affidate al Naturale, al Mistero del cosmo, e, dunque, anche quando aggrediscono: sempre benevoli, magnifiche!
I delitti dell'uomo sono infatti - soprattutto - delitti contro la Terra, quando invece Essa andrebbe adorata curata ringraziata anziché, come accade ormai dovunque, sfruttata e massacrata.
Non capisco come l'uomo abbia potuto pensare un giorno che la Natura gli appartenesse, così da disporne sempre di più e a suo piacimento: concetto, questo, tra i più barbari e nefasti partorito dalla mente umana da cui poi procede tutta la immedicabile violenza che ci contraddistingue, la cui sola meta sembra essere l'esclusivo potenziamento di sé a scapito dell'altro.
E una scuola di appropriazione e dominio, tramite i malèfici artifici del pensiero, è per l'appunto, se si studia a fondo, la Storia.
E invece la Terra è Divina e l'uomo non ha altra via di salvezza che rimpararlo dato che, all'inizio del suo tortuoso cammino, ben lo sapeva.
E quando dico uomo, mi riferisco essenzialmente alla sua narcisistica cultura che lo ha posto, a poco a poco, al centro dell'intera Creazione; non però come Sovrano imparziale e rispettoso dei beni e delle creature del mondo, bensì come megalomane corruttore-torturatore di anime beate e di corpi celesti: le foreste, le acque, gli animali, i monti...la luce!
E ciò - rendiamocene conto - è un evidente segno, oltre che di arroganza e di paura, di profondo squilibrio; squilibrio che ovunque genera - ed è sotto gli occhi di tutti - una infernale ingordigia di dominio e di morte.

(da "Corpo celeste" di Anna Maria Ortese ed. Adelphi)

 

 

Il raccolto

Complimenti.
Dappertutto hai raccolto: dai maestri, dai politici, dai preti, dagli esperti, dai cattedratici, dagli scienziati, dai mass-media, dai guru...e chissà da quante altre fonti ancora.
Così, oltre le soglie del 2000, sai un sacco di cose - e hai un sacco di cose!
Complimenti.
Eppure, devi ammetterlo, sei così poco mutato: sei avido falso crudele proprio come un tempo; e solo - a me pare - un po' più confuso e infelice.
Uomo, ma quando la smetterai mai - di raccogliere?!

(da "In cielo in terra" di J. Bosco)


Josè Bosco si è laureato al DAMS di Bologna con tesi sulla drammaturgia popolare. Filosofo, poeta, grafico (fondatore del movimento Trans-umano di "arte aNOnima") tiene "letture pubbliche" in diverse parti d'Italia. Ha al suo attivo varie pubblicazioni, tra cui il volumetto collettivo Invasioni (Milano 1986) e tre libri: In cielo in terra (Vignola 1992), Natura e Poesia (Vignola 1997), D/istruzioni: Poesie, per modo di dire, promesse ai vivi (2003).